
Intervista nel corso del tempo a una persona particolare.
Riservata ma non anonima, polemica ma non scontrosa, esperta ma non saccente.
Non critica ma mostra, non insegna ma ricorda.
ELENCO CONVERSAZIONI
- 12 ottobre 2025 – Camillo Palmiro si presenta
- 16 ottobre 2025 – Due parole sulle elezioni regionali
- 06 dicembre 2025 – Dopo un lungo silenzio
- 21 dicembre 2025 – Il vantaggio del dolore
- 04 gennaio 2026 – Propositi per il nuovo anno
- 14 gennaio 2026 – PAM non è la dolce Pamela
- 18 gennaio 2026 – lettera a supermercati PAM / bozza nr. 1
12 ottobre 2025
D. Camillo Palmiro è uno pseudonimo davvero particolare, fuori dal tempo… Perché lo ha scelto?
R. Un ripassino della Storia ogni tanto male non fa.
Camillo ovviamente richiama il famoso Don Camillo, noto e amato per la sua schiettezza e il decisionismo ma pochi colgono il forte messaggio politico che lo scrittore Guareschi faceva passare con intelligenza e leggerezza.
Palmiro invece s’ispira a Togliatti, apprezzato da tutti per la sua notevole capacità da mediatore in un momento terribilmente difficile come il dopoguerra.
D. Insomma, al posto di Palmiro poteva metterci anche Peppone…
No, due figure di fantasia in uno pseudonimo, che è anch’esso qualcosa d’inventato, sarebbe troppo.
Don Camillo rappresenta la visione di destra accettabile perché – diciamolo – è difficile trovare un rappresentante della destra in ogni epoca sufficientemente simpatico.
D. Quindi la sinistra esprime personaggi più simpatici?
Se lasciamo da parte le considerazioni politiche, è indiscutibile che la sinistra tende a coinvolgere emotivamente le persone più deboli e, soprattutto, idealisti e sognatori.
Questo la rende istintivamente più accattivante.
D. Chi sceglie uno pseudonimo o vuole restare anonimo o è snob: lei perché non vuole dire il suo nome?
Non sono un personaggio, sono ben conosciuto solo nella zona in cui vivo e poco più.
Però da decenni sono fortemente criticato per le mie posizioni nonostante abbia raggiunto risultati che hanno beneficiato parecchie persone e quasi mai me stesso.
Non vedo quindi perché devo rinunciare alla possibilità di esprimermi liberamente e pubblicamente senza essere tirato per la giacca, è un lusso che mi sono guadagnato dopo tanti mali di stomaco.
In ogni caso, se qualcuno ha reale interesse di parlare con me, basta che contatti la vostra associazione e siete autorizzati a dargli il mio numero: chiedo solo per favore che prima verifichiate la serietà di chi vuole contattarmi, vorrei evitare che la mia disponibilità venga usata come pretesto per innescare polemiche e problemi stupidi e inutili.
D. Lei ha mai rilasciato interviste?
No, neanche me le hanno mai chieste.
D. Però ci risulta che per molto tempo ha ricoperto incarichi pubblici piuttosto delicati, a livello di tutela delle imprese…
Esatto ma è sempre stato imposto che le mie parole non uscissero da certi uffici.
Di recente è accaduto persino che una mia vecchia conoscenza, che ricopre ancora un ruolo di una certa visibilità, abbia rifiutato di prendere un caffé insieme al bar perché temeva di farsi vedere con me…e me lo ha pure detto!
Penso non serva altro per ribadire il concetto che sono considerato scomodo e pericoloso.
D. Perché ha scelto di parlare proprio con noi?
R. Perché so che anche voi avete tanti nemici, quasi quanto me.
E so che non meritate di averne così tanti, come non merito di averli io.
E’ una stortura della nostra attuale società che mi dà fastidio ma per eliminarla bisogna capire da cosa nasce e questa che mi offrite è un’ottima occasione per ragionarci insieme e forse trovare una risposta.
D. Per essere la prima presa di contatto può bastare, cosa dice?
R. Sì, grazie, devo anche abituarmi a parlare con questa libertà totale.
Non ci sono abituato, l’ostilità strisciante e subdola finora mi ha costretto a tenermi tante cose dentro.
E’ una sensazione bella ma anche strana vedere che non sono più solo.
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16 ottobre 2025
D. Una costante di questa rubrica-intervista sarà di saltare un po’ di palo in frasca, anche per non annoiare i lettori. Quindi, cosa pensa ad esempio della tornata di elezioni regionali appena avvenute?
R. Penso tutto il male possibile perché l’unica dirigenza reale è quella che viene decisa a Roma ossia il potere centrale e in ogni comune, che è ovviamente l’amministrazione locale.
Le rappresentanze intermedie sono assolutamente inutili e spesso pure dannose, basta vedere il livello di molte leggi regionali.
Le regioni sono una realtà astratta creata nel 1970, quando c’era un reale benessere e quindi le condizioni per spartire il piatto tra più bocche.
Nel 2025 le regioni sono un lusso che non ci si può più permettere, mi sembra di vedere quelle famiglie nobili decadute di un tempo, dove non c’era niente da mangiare ma si ostinavano a mettere l’argenteria in tavola.
D. Molti storceranno il naso a leggere parole così dure contro quella che viene presentata come un’espressione di democrazia…
E certo, a tanti l’apparenza conviene più della sostanza, ci mancherebbe!
La gente se deve scegliere preferisce l’avvocato poco capace ma che ha uno studio elegante invece di quello più modesto ma anche più efficace.
Anche le istituzioni si sono adattate a questa moda dell’effimero, diventando troppe e inutili proprio per soddisfare il gusto della gente.
C’è l’elettore che preferisce le politiche e quello che va più volentieri alle regionali e pure quelli che rimpiangono le provinciali.
Non dimentichiamo i più raffinati, che aspettano solo i referendum.
D. E’ però anche vero che alle regionali sono andati in pochi a votare…
R. Sì, indiscutibile e infatti il problema è rappresentato da quelli che si ostinano a votare ancora.
Non li critico, gran parte di loro credo che lo faccia in buona fede e sia davvero convinto che andando a mettere una crocetta in anonimato dentro una cabina magari aggiungendo il nome del cane del candidato, come accaduto poco tempo fa per l’elezione del sindaco in provincia di Rovigo – e questi voti sono stati convalidati! – sia un atto civico e costruttivo.
L’importante, come in tutte le cose, è lavarsi la coscienza, no?
D. Cominciano le tirate d’orecchie?
R. Ma no, l’ultima cosa che serve è che appaia il sapiente di turno a giudicare tutto e tutti.
Mi sono limitato a dire quello che chiunque in buona fede può vedere.
Certo, più avanti qualche cazzotto sui denti dovrò pur darlo sennò a cosa serve questa cosa che stiamo facendo?
La gente vuole emozioni forti, sangue, morti, sputtanamenti…
D. E lei ci tiene a offrire questo spettacolo?
R. Arriva il momento per tutti che si smette di essere spettatori e di salire sul palco.
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06 dicembre 2025
D. E’ stato in silenzio per un po’ a causa di un malanno…
R. Sì, anche se non è ancora risolto e non è neanche una cosa troppo seria.
Ma quando il dolore supera una certa soglia passa anche la voglia di parlare, di pensare… si desidera solo che passi il tormento e allora non si ha voglia di vedere e sentire nessuno
D. Le fa piacere riprendere la nostra conversazione?
R. Sì, senz’altro, se non altro perché non va bene farsi comandare dalle circostanze contrarie, dalle difficoltà.
Una persona non dev’essere schiava né dei vizi e neanche della malattia.
D. Cosa pensa di quanto è successo da metà ottobre a oggi a livello locale, nazionale e mondiale?
R. A livello locale mi ha impressionato più l’impennata dell’astensionismo al voto regionale in Veneto che i risultati lì e in Campania e Puglia.
A breve vorrei tornare sull’astensionismo perché ho la sensazione che a molti faccia comodo tenerlo nascosto come la polvere sotto il tappeto.
A livello mondiale è difficile per una persona semplice come me farsi un’idea chiara, l’unica sensazione che ho è di una Cina che se ne sta in disparte aspettando il momento buono per fare qualche mossa spiazzante.
Riguardo la situazione italiana invece mi limito a constatare nei supermercati carrelli della spesa pieni di bottiglie di acqua e con poca roba di sostanza.
D. A proposito di supermercati, cosa pensa dei numerosi licenziamenti nel gruppo PAM dei cassieri che vengono incastrati dai “finti clienti”?
R. E’ l’argomento che avevo intenzione di affrontare a muso duro e ben a fondo la prossima volta ma meglio che sia saltato fuori adesso.
Ho molto da dire su questa squallida storia e non la esaurisco certo adesso.
Chiedo per favore di lasciarmi un attimo per pensarci sopra perché è qualcosa che va oltre la fantasia, è frutto di una fantasia sadica e io mi sento indifeso di fronte al sadismo.
Io, come un po’ tutti, ho avuto qualche momento di cattiveria, anche di meschinità e mi sono vergognato di questo.
Ma il sadismo no, non fa parte della mia natura, lo trovo qualcosa di perverso, che spaventa, da cui stare molto lontani e se qualcosa lo tieni a distanza non è che puoi descriverlo precisamente.
D. Magari ragioneremo su una lettera da mandare a PAM?
R. Certo! E’ ora di esporsi contro le perversioni, le persone normali hanno il dovere di combattere contro quelle deviate
Ecco, stavolta, di fronte a tale schifo, mi sforzo di avvicinarmi a questa perversione e la prossima volta chiedo per favore di dedicargli tutta la conversazione.
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21 dicembre 2025
D. Ci risulta che non sta molto bene…
R. Sì, mi stanno venendo fuori un po’ di rogne in sequenza, dal ginocchio alla prostata.
Nulla di grave ma molto dolorose e stressanti
D. Eppure ha chiesto lo stesso di vederci
R. Sì, perché non voglio che siano le difficoltà a dettare le regole.
I problemi o si risolvono o tocca conviverci, lasciarsi condizionare dai problemi è una sconfitta a prescindere.
Sento di avere cose importanti da dire… (tossisce forte e a lungo) …magari lo sono solo per me e a nessuno gliene frega niente…non posso essere egoista per una volta, cercare di fare del bene a me stesso?
D. Ginocchio, prostata e sembra anche bronchite…
R. Malanno di stagione, passerà… comunque dovrei fumare meno, lo ammetto ma meno di cinque o sei al giorno non riesco
D. Fumare in queste condizioni non sembra voler bene a se stesso
R. E’ vero, mando giù del veleno ma quello che ho dentro e che con le lastre non si riesce a vedere è molto più nocivo.
Tutto quello che non si vede è sempre peggio di quello che si vede.
Quello che non si vede lavora per sotto, s’ingrandisce senza che te ne accorgi, finisci per diventare la pattumiera delle cattiverie altrui, dei piccoli inganni, dei loro luridi opportunismi
D. Forse è il dolore che la rende così rancoroso
R. Sì, può essere, però il dolore ha il vantaggio che ti rende più lucido, ti rende insensibile alle false lusinghe, cogli meglio l’essenziale e soprattutto capisco quanto sono stato ingenuo in passato
D. Il dolore però rende anche più fragili quindi più facilmente ingannabili
R. In passato poteva essere così, è vero, ho avuto diversi momenti di crisi, come tutti, e mi sono affidato a persone sbagliate che mi promettevano facili soluzioni.
Il vantaggio di arrivare a una certa età è la consapevolezza, la capacità di resistere meglio a inganni e tradimenti.
Adesso possono rapinarmi con la forza ma non più truffarmi con la malizia, ah no!
D. Oggi insomma parliamo solo di lei e non di altro
R. Mi scuso tanto, la volta scorsa avevo promesso altro.
Mi dispiace dare l’impressione che voglio solo sfogarmi con qualcuno.
Magari è così però mi vergognerei se qualcuno mi dicesse che penso a me stesso e me ne frego di tutto il resto.
Parlare con qualcuno secondo me è anche un modo per mantenere viva la relazione con la società quando invece si vorrebbe chiudersi in se stessi
D. Quindi si è più sinceri quando si prova dolore di qualche tipo?
R. Domanda che non mi aspettavo, spiazzante…
Che dire? Forse sì, quando si è sazi e soddisfatti è normale sentirsi superiori a molti altri e di sapere una pagina più del libro.
Se si è in difficoltà invece ci si rende conto di non conoscere tante pagine.
Presentarsi umili, in qualsiasi circostanza, è sempre l’approccio migliore
D. Le auguriamo che il dolore si plachi e che lei mantenga sempre e comunque l’umiltà
R. Io al massimo mi lamento se soffro ma non mi trasformo in qualcosa di peggio, a meno che non perda la testa e prego che almeno questo mi venga risparmiato.
Grazie per la compagnia, la prossima volta parleremo di ben altre cose, non voglio deludere voi e neanche chi ci segue A presto!
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04 gennaio 2026
D. Inizia il 2026: quali sono i suoi propositi?
R. Visto l’andazzo generale arrivare vivo al prossimo 31 dicembre sarebbe già molto.
D. Ha visto sul nostro sito internet e sulla nostra pagina Facebook che noi abbiamo obiettivi un po’ diversi dai suoi?
R. Sì ho visto, anche se indirettamente tramite un amico perché io al massimo uso Whatsapp. Mi ha detto che avete dichiarato guerra al comune di Gruaro e all’ATER di Roma e anche a qualcun altro. Siete battaglieri, mi piace…
D. Lei non ha nemici da combattere?
R. A me piaceva di più illudermi di avere degli amici poi è arrivata l’inevitabile delusione
D. Non prova rancore per chi l’ha tradito?
R. Vorrei averlo ma la tristezza è più grande della rabbia. E poi mi vergogno anche un po’ per essermi fatto usare in modo davvero ingenuo
D. A sentirla parlare così potrebbe sembrare che lei non sia un grande esempio da seguire per chi ci legge
R. Almeno io non millanto quello che non sono e molte persone hanno avuto guadagni e vantaggi dalle indicazioni precise che ho fornito per decenni.
Non sono un esaltato, sono disposto a cambiare idea davanti alle evidenze… credo di essere una persona semplice e ragionevole e con l’esperienza che ho accumulato posso dire ancora qualcosa di utile.
D. Le persone però cercano sempre esempi da seguire e non dispensatori di consigli
R. Anche io sono famoso per non seguire i consigli degli altri però mi sono sempre fermato a ragionare quando la realtà mi presentava il conto.
Mi state dando la possibilità di parlare in pubblico, cosa che non ho mai fatto finora quindi non sono allenato a raccontare balle.
Non ho mai imitato nessuno, le mie opinioni possono non piacere ma almeno sono originali al 100%, non riciclate e sempre verificate nella vita reale.
D. Quindi cosa augura agli altri?
R. Che abbiano la soddisfazione di sbagliare da soli e non per far contento qualcun altro
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14 gennaio 2026
D. Partiamo subito in quarta: il 6 dicembre eravamo rimasti di scrivere insieme una letterina ai supermercati PAM riguardo il licenziamento in Toscana di alcuni cassieri accusati di non essersi accorti di piccoli furti simulati da “ispettori”
R. Sì, ora è il momento giusto per farla. E’ facile fare qualcosa a botta calda e invece si è più incisivi quando si riprende qualsiasi argomento dopo un po’ di tempo…ovviamente non troppo, logico.
D. Partiamo dalla fine: la firmerà?
R. (lunga pausa) No e spero che questo non faccia cambiare idea su di me. Sto approfittando di quest’occasione che mi date per esprimermi liberamente dopo cinquant’anni, se firmo temo di compromettere troppo presto questa libertà
D. Secondo lei questa vicenda va affrontata a livello politico o sindacale?
R. Ma scherza? Questo è un boomerang commerciale, una m***a gigantesca calpestata da dirigenti che non hanno mai passato un minuto dietro al banco di un negozio.
Il danno d’immagine per l’azienda è enorme, un sacco di pubblicità negativa, specie per il sistema vile che hanno inscenato per liberarsi di dipendenti scomodi…che poi bisognerebbe capire bene perché li consideravano scomodi
D. Quindi meglio chiedere il reintegro dei cassieri licenziati o segnalare ai titolari l’autolesionismo commerciale causato dai loro direttori?
R. Quando in un rapporto l’altro fa di tutto per cacciarti trovo assurdo chiedere di tornare insieme. E’ come se una donna facesse apposta che io la veda insieme a un altro, è un modo crudele per farmi capire che mi disprezza, mi sentirei un verme a rivolgerle dopo anche solo la parola.
A questo punto è meglio sputtanare i direttori, responsabili, funzionari…chiamateli come volete ma ho dubbi che i veri titolari fossero a conoscenza di questi metodi meschini. Un vero padrone chiama in ufficio il dipendente che non gli va e glielo dice in faccia
D. Però uno dentro casa e azienda sua usa i metodi che vuole…
R. E’ una considerazione stupida, non si offenda. Un supermercato non può essere paragonato a una casa, la casa è il simbolo della discrezione e invece un supermercato vive proponendosi al pubblico a più non posso.
Se tu PAN mi bombardi di pubblicità io mi sento autorizzato a dirti cosa penso di te.
D. Così però sembra poco incisiva, si riduce a una critica fine a se stessa
R. Guardiamola in altro modo. Se io dico a un titolare d’azienda che si presenta male in pubblico implica che invito un po’ tutti a non andare più da lui.
Certe persone vanno colpite solo nei loro interessi, non serve a niente fargli grandi discorsi
D. Se qua vicino ci fosse un supermercato PAM che vende a prezzi molto convenienti, Lei ci andrebbe?
R. Il cuore dice no ma il portafoglio ha l’ultima parola. Siamo ridotti in troppi a dover fare conti che in passato non servivano, se mi piaceva una certa marca prendevo solo quella.
Adesso invece si guarda il cartellino del prezzo invece della confezione
D. Quindi PAM potrebbe replicare che se si comporta in modo meschino è necessario per garantire i prezzi bassi che un po’ tutti desiderano. E allora?
R. Risponderei che un gesto vile va sempre condannato, non importa il motivo per cui è stato fatto. Quanto meno potevano farlo in modo più elegante, più discreto…così è solo avvilente e pure irregolare.
D. A breve pubblicheremo qui e anche su una nostra pagina social la bozza di questa lettera. Lei cosa aggiungerebbe in ultimo?
R. Che se PAM deve proprio risparmiare sul personale, che licenzi i responsabili di questa pagliacciata.
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18 gennaio 2026
Lettera a supermercati PAM – bozza nr. 1
OGGETTO: Riguardo la Vostra gestione del personale
Non usiamo convenevoli come Voi non li usate con alcuni dei Vostri dipendenti.
Questa missiva non ha valore per il suo contenuto ma per la formalità con cui viene confezionata e recapitata, tale da far intendere senza possibile dubbio la determinazione con cui è stata redatta.
Del resto c’è poco da dire se non che l’essere titolari di un’attività basata sul rapporto con il pubblico implica che essa stessa soggiace per forza alle regole basilari della collettività ed una di queste è di non ingannare il prossimo.
L’inganno da Voi perpetrato non si ferma alla nota simulazione di furto architettata dai Vostri sgherri ai danni dei cassieri ma si estende alla complicità in ciò imposta alla Vostra clientela, resa inconsapevole partecipe di tale sopruso.
Si potrebbe discorrere molto al riguardo ma, per rispetto del Vostro tempo e della Vostra attenzione, ci si limita a una considerazione sintetica e finale: chi conferisce tutto il potere alla merce e ai bilanci, diventa egli stesso inutile agli scopi di quell’azienda e, per coerenza ed anche per evitare conseguenze peggiori, gli conviene dimettersi.
E se non lo si è capito, ci riferiamo a Voi.
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(la prossima intervista è prevista entro il 19 gennaio 2026)
